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Il borgo medievale di Montisi

Veduta di Montisi
Ancora una veduta del borgo
La Colonna
Portali di palazzetti signorili
Un vicoletto
Camminamento del castello
Il nostro è un antico borgo, dalla lunga storia, che cercheremo qui di raccontarvi in breve. E' facile supporre che i primi abitanti di questi colli, detti Monti di Trequanda, siano stati, prima dei Romani, gli Etruschi, insediatasi intorno all'ottavo secolo a.C. fra il Tirreno e le valli dell'Arno e del Tevere. V'è chi sostiene che Montisi tragga il suo nome da un tempio dedicato alla dea Iside, venerata dagli Etruschi, che sorgeva a un paio di chilometri dal borgo.

I primi documenti certi risalgono al XII secolo, quando Montisi era un castello dei Conti della Scialenga, originari di Asciano e precisamente del ramo dei Cacciaconti, i quali verso il 1175 riconoscono la sovranità del Comune di Siena. Circa trent’anni dopo, i capifamiglia di Montisi, un centinaio di persone, partecipano al generale giuramento di fedeltà a Siena, di tutte le comunità sotto il dominio degli Scialenghi.

Poiché in base a tale patto di fedeltà, i Cacciaconti dovevano, fra l’altro, risiedere in città per almeno tre mesi all'anno, essi cominciano a partecipare alla vita politica e commerciale di Siena, rallentando così il controllo su Montisi, sino ad iniziare a concedere in affitto le loro terre a chi le coltivava. Ha così principio quell'evoluzione che doveva portare alla formazione del libero Comune di Montisi, o Monte Isi come è chiamato in documenti dell'epoca.

Già nel 1283 Montisi è organizzato in Comune con propri "massari".
Nel 1291 1 tre fratelli Cacciaconti Simone, Fazio e Cacciaconte, stipulano un atto di spartizione dei diritti e delle rendite del borgo e del castello di Montisi.
Probabilmente i Montisani non accettano di buon grado il dominio diretto di Simone Cacciaconti, il quale un anno dopo, alla testa di un gruppo di armati attacca il castello e dopo un aspro combattimento, lo conquista.

Tre dei difensori vengono uccisi, altri sono feriti e quando Simone si ritira, rendendosi conto di non poter imporre il suo dominio senza lasciare a Montisi una forte guarnigione di occupazione, incendia il borgo e depreda gli abitanti dei loro averi e di tutto il bestiame.
Il Comune di Siena, cui i Montisani si appellano per avere giustizia, bandisce il Cacciaconti, ma ciò è di scarso sollievo alla miseria ed alle sofferenze degli abitanti.

Di questo episodio, resta tuttora testimonianza nella Giostra di Simone, che si disputa ogni anno a Montisi nel pomeriggio della Domenica più prossima al 5 agosto, festa della Madonna delle Nevi patrona di Montisi.

I cavalieri che rappresentano le quattro Contrade : Castello, Torre, Piazza e San Martino gareggiano armati di lancia, cercando di colpire, al termine di una corsa a pieno galoppo, il "buratto", effigie lignea del malvagio Simone, che reca al braccio sinistro un bersaglio e sulla stessa spalla un anello detto "campanella", mentre il braccio destro regge il "flagello", sorta di scudiscio munito di palle, che colpirà il dorso del cavaliere, se questi non è veloce nel suo attacco.

Ogni cavaliere compie quattro "carriere", nelle quali può scegliere di colpire il bersaglio o infilare e portare via con la lancia la campanella. Alla Contrada che avrà totalizzato più punti, viene assegnato un drappellone dipinto, chiamato a Montisi 'Il Panno".
La Giostra è preceduta da un corteo Mi costume, cui partecipano figuranti delle quattro Contrade, i "massari" della Comunità, armigeri, tamburini e suonatori di "chiarine'', le lunghe trombe d’argento dal suono marziale.

Le vicende di Montisi, per tornare alla storia, sono ora sempre più legate a quelle di Siena, alle guerre con Firenze ed alle lotte interne tra guelfi e ghibellini.
Sul finire del XIII secolo, il potente Ospedale di S. Maria della Scala di Siena eredita da Simone Cacciaconti il castello e le terre intorno a Montisi e verso la fine del '300 vi costruisce la Grancia, una possente fortezza-fattoria di mattoni, con fossati, ponte c levatoio, un bel chiostro, cantine, cisterne per l'acqua, frantoi per Polio, il tutto dominato da una slanciata torre, simile a quella del Palazzo Pubblico di Siena. Purtroppo sei secoli dopo, la torre verrà fatta- saltare dalle truppe tedesche, prima di ritirarsi di fronte all'avanzata delle truppe Alleate.

A partire dal 1371 il castello di Montisi è sede di un Vicario del Comune di Siena, da cui dipende il vicino castello di Montelifrè.
Il castello di Montisi occupava allora tutta la sommità della collina che dominava il borgo, sulla cui vetta si innalzava un torrione o cassero di forma quadrata, distrutto sul finire del XIII secolo. Una cerchia di mura, ancora in parte esistenti, circondava il castello ed una strada ellittica, l’attuale Via del Castello, fungeva da cammino di ronda. Una delle porte d'accesso ?apre tuttora nelle mura di cinta, mi direzione nord-ovest.

Nel 1494 viene approvato il nuovo Statuto del Comune di Montisi, ma intanto era iniziata la decadenza politica ed economica di Siena e del suo contado, che culmina nel Cinquecento con la caduta della Repubblica Senese. Bande di mercenari francesi e spagnoli al soldo della Signoria Medicea, saccheggiano il territorio Trent'anni dopo ha fine la gloriosa indipendenza da Siena. Cosimo de’Medici riesce a sconfiggere definitivamente la Repubblica Senese, annettendo al Granducato di Toscana tutti i suoi territori e domini, fra cui anche Montisi.

Quale estrema reliquia di indipendenza, viene lasciata ai Montisani, la possibilità di eleggere liberamente il Consiglio Priorale e il Camerlengo, ma la popolazione è posta sotto il controllo del podestà di Trequanda, mentre l’amministrazione della giustizia è affidata al Capitano Di Giustizia di Pienza.
Seguono secoli scuri, di grande povertà nelle campagne senesi, anche se a Montisi la situazione è lievemente migliore per la coltivazione dello zafferano, che aggiunge un modesto reddito ai proventi delle colture tradizionali.

Alla fine del XVII secolo, la popolazione di Montisi è composta di contadini, quasi tutti a mercede, e di qualche artigiano, legnaioli, ciabattini, fabbri, un armaiolo.
Nel XVII l’Ospedale di S. Maria della Scala, oberato di debiti, cede la Grancia di Montisi alla Famiglia Mannucci-Benincasa, che tuttora vi risiede.

La Comunità di Montisi ha fine nel 1777, quando il Granduca di Toscana Leopoldo, nel quadro di una serie di riforme tendenti a uniformare i vari ordinamenti in vigore nel territorio del Granducato, assegna Montisi quale frazione al comune di Trequanda, così come Petrolio e Castelmuzio.
I rapporti fra il Comune e queste tre frazioni si guastano verso la metà dell’ 800 e Montisi chiede ed ottiene di passare al Comune di San Giovanni d’Asso.
Vi è una particolare motivazione a tale scelta: il comune di Trequanda, infatti, non riusciva a far fronte alle necessità d’acqua di Montisi ed un certo signor Croci di San Giovanni d’Asso promette ai Montisani una sorgente, a patto che Montisi passi al suo comune.

Con il 1° gennaio 1878, in base ad una legge firmata da Vittorio Emanuele II Re d’Italia, Montisi diventa perciò frazione di San Giovanni d’Asso.

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